TRATTAMENTO

Il fenomeno dell’HPV non è mai stato soggetto di studi metodici approfonditi: per questa ragione fino a tempi recenti non era ancora conosciuta una terapia che ne garantisse totalmente la guarigione. Le più autorevoli riviste mediche dichiarano che nessun trattamento ha una probabilità di successo superiore al 73%. Un ruolo cardine è giocato anche dall’effetto placebo che stimola il sistema immunitario. I trattamenti attualmente utilizzati sono i seguenti:Asportazione chirurgica: consiste nell’asportazione totale della zona cutanea affetta. La ferita causata dal bisturi si risana ma resta più o meno evidente una cicatrice. Data la verosimile recidività della verruca questo metodo è sempre meno utilizzato. Esso resta tuttavia il più efficace contro verruche annidate in zone dove la pelle è particolarmente dura, come le callosità della pianta del piede. Crioterapia: consiste nel congelamento dell’area affetta tramite azoto liquido, applicato localmente mediante batuffolo di ovatta oppure nebulizzato con una bomboletta spray. In questo modo le cellule ustionate del derma formano una bolla e si staccano dal tessuto sottostante permettendo all’epidermide di rigenerarsi; la ferita va trattata come un’ustione e protetta dalle infezioni. Preparati cheratolitici: viene applicato un liquido a base di acido salicilico, acido lattico, collodio elastico o combinazione dei tre. Questo tipo di farmaco accelera il ciclo di maturazione della verruca facendola salire in superficie e permettendone il distaccamento spontaneo. Iniezioni intralesionali: consistono nell’iniezione di interferone all’interno della verruca stessa, sostanza che allerta il sistema immunitario e può indurre l’apopostosi nelle cellule infettate dal virus. Laser: consiste nella bruciatura della verruca tramite laser. Applicazione vitamina E: la vitamina E, in preparati oleosi utilizzati anche come crema anti irritazione cutanea, applicata localmente porta alla morte della verruca, probabilmente migliorando la capacità di cicatrizzazione. Lattice di fico: consiste nell’applicazione del lattice di fico che sgorga da foglia, frutto o rametto appena tagliato sulla verruca. Taluni consigliano, una volta asciugato, di coprire con un cerotto, data la forte azione fotosensibilizzante. Patata: tagliata una sottile fetta di polpa di patata fresca, applicarla e strofinarla sulla verruca una o due volte al giorno, per 5-10 minuti per 7-10 giorni. Il momento ideale è la sera prima di andare a letto dopo averle ammorbidite nell’acqua calda. La verruca regredirà e sparirà. La molecola alla base del farmaco Cidofovir permette il trattamento del virus HPV, anche nella sua forma cutanea esterna. È un potente antivirale a largo spettro, perfino più efficace dell’Aciclovir (che è inefficace sul virus HPV). Il Cidofovir viene utilizzato principalmente in soggetti con problemi al sistema immunitario (come persone affette da HIV) nella formulazione liquida per via endovenosa, ma sono in produzione anche formulazioni per uso topico esterno (pomate) che non sono ancora diffuse in Italia.

FARMACI

ACIDO SALICILICO: Diprosalic (ad esempio) è un preparato per uso dermatologico a base di betametasone dipropionato (9alfa-fluoro-16beta-metilprednisolone-17,21 dipropionato) e acido salicilico.

Indicazioni terapeutiche

Diprosalic unguento è indicato negli eczemi cronici,nelle neurodermatiti,nella psoriasi verrucosa e pruriginosa. Diprosalic soluzione cutanea è indicato nella psoriasi e nelle dermatiti seborroiche del cuoio capelluto e delle zone ricoperte da peli.

Posologia

Applicare acido salicilico in quantità sufficiente a ricoprire tutta la zona interessata e massaggiare delicatamente fino a completo assorbimento. L’elevata attività e l’azione protratta consentono di ottenere i risultati desiderati con 2 applicazioni al giorno. Con la soluzione cutanea talora si può ottenere una terapia di mantenimento adeguata con 1 sola applicazione al giorno.

INTERFERONE:

Indicazioni terapeutiche

Interferone alfa trova indicazione nel trattamento di: Neoplasie del sistema linfatico ed emopoietico: Leucemia a cellule capellute (Tricoleucemia) Mieloma multiplo: terapia di mantenimento per i pazienti in remissione obbiettiva della malattia dopo trattamento di induzione Linfoma non Hodgkin: nel linfoma follicolare ad elevata massa neoplastica come integrazione della chemioterapia con doxorubicina, ciclofosfamide, teniposide e prednisolone

Micosi fungoide,Leucemia mieloide cronica.

Neoplasie solide.

Sarcoma di Kaposi nei pazienti affetti da AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita) senza storia di infezioni opportunistiche sensibile giovamento è stato riscontrato in una parte di pazienti affetti da carcinoma renale e melanoma maligno

Malattie virali.

Epatite B: trattamento di pazienti adulti con epatite cronica attiva B che presentano markers di replicazione virale, ad esempio positivi per HBV-DNA, DNA polimerasi o HBeAg Epatite cronica C: riduzione a breve termine dell’attività della malattia in pazienti adulti con epatite cronica attiva da virus C con elevati enzimi epatici e senza scompenso epatico. Nel trattamento dell’epatite cronica da virus C interferone alfa è indicato anche in combinazione con ribavirina capsule da 200 mg Condilomatosi acuminata.

POSOLOGIA

Gli schemi terapeutici di seguito riportati per ciascuna situazione patologica fanno riferimento all’ampia sperimentazione clinica condotta con interferone alfa. I dosaggi e le vie di somministrazione vanno comunque adattati alla risposta individuale. Le dosi più elevate possono essere somministrate per infusione endovenosa lenta della durata di 30- 60 minuti, aggiungendo il quantitativo previsto dallo schema posologico a 50 ml di soluzione fisiologica (vedere preparazìone della soluzìone dì interferone alfa per uso perfusìonale). Leucemia a cellule capellute (Tricoleucemia): il trattamento è indicato in pazienti di età non inferiore ai 18 anni. Il dosaggio raccomandato è di 3 milioni UI per via intramuscolare o sottocutanea 3 volte alla settimana. Prima di iniziare il trattamento è consigliabile controllare nel sangue periferico il tasso di emoglobina ed il numero di piastrine, di granulociti e di cellule capellute. Il conteggio delle cellule capellute va eseguito anche nel midollo osseo. Questi parametri, controllati periodicamente, consentono di valutare la risposta al trattamento. Poichè la normalizzazione completa dei parametri immunologici può richiedere alcuni mesi di terapia, il dosaggio deve essere mantenuto per almeno 6 mesi prima di decidere una eventuale sospensione del farmaco per mancata risposta al trattamento. In caso di risposta positiva è opportuno proseguire la terapia finchè si continuano ad osservare nuovi miglioramenti del quadro ematologico e poi, dopo che quest’ultimo si è stabilizzato, per ulteriori 3 mesi. Non è stata ancora stabilita l’opportunità di prolungare il trattamento oltre questo periodo. Mieloma multiplo: il trattamento va iniziato con una dose di 3 milioni UI somministrata per via sottocutanea o intramuscolare 3 volte la settimana. Tale dose va aumentata settimanalmente, in base alla tollerabilità individuale, fino a raggiungere un massimo di 6-12 milioni UI 3 volte la settimana. Questo schema terapeutico va mantenuto indefinitamente, a meno che la malattia progredisca rapidamente o insorgano gravi fenomeni di intolleranza. Linfomi non Hodgkin: il dosaggio consigliato è di 5 milioni UI somministrati per via sottocutanea o intramuscolare 3 volte alla settimana per la durata di 18 mesi. Micosi fungoide: il trattamento va iniziato con una dose di 3 milioni UI al giorno per via intramuscolare o sottocutanea. Tale dose va aumentata settimanalmente, in base alla tollerabilità individuale, fino a raggiungere un massimo di 9-12 milioni UI al giorno. Dopo 3 mesi si può attuare una terapia di mantenimento con 6-12 milioni di unità somministrate 3 volte la settimana. Le dosi più elevate possono essere somministrate per infusione endovenosa lenta della durata di 30- 60 minuti, aggiungendo il quantitativo previsto dallo schema posologico a 50 ml di soluzione fisiologica. Leucemia mieloide cronica: il trattamento va iniziato con una dose di 3 milioni UI al giorno per via intramuscolare o sottocutanea. Tale dose va aumentata settimanalmente, in base alla tollerabilità individuale, fino a raggiungere un massimo di 9 milioni UI al giorno. Una volta ottenuto il controllo dei globuli bianchi il dosaggio può essere somministrato 3 volte la settimana. Questo schema posologico può essere mantenuto indefinitamente a meno che la malattia progredisca rapidamente o insorgano gravi fenomeni di intolleranza. Sarcoma di Kaposi nei pazienti con AIDS: il trattamento va iniziato con una dose di 3 milioni UI al giorno per via intramuscolare o sottocutanea. Tale dose va aumentata progressivamente, in base alla tollerabilità individuale, fino a raggiungere un massimo di 9-12 milioni UI al giorno. Dopo 2 mesi si può attuare una terapia di mantenimento con 9-12 milioni UI 3 volte la settimana. Le dosi più elevate possono essere somministrate per infusione endovenosa lenta della durata di 30- 60 minuti, aggiungendo il quantitativo previsto dallo schema posologico a 50 ml di soluzione fisiologica. Carcinoma renale: il trattamento va iniziato con una dose di 3 milioni UI al giorno per via intramuscolare o sottocutanea. Tale dose va aumentata settimanalmente, in base alla tollerabilità individuale, fino a raggiungere 6-9 milioni UI al giorno. Dopo 3 mesi si può attuare una terapia di mantenimento con 6-9 milioni di unità somministrate 3 volte la settimana per un ulteriore periodo di 6 mesi. Nota: lo stesso schema può essere seguito associando l’impiego di vinblastina alla dose di 0,1 mg/Kg endovena ogni 21 giorni. Melanoma maligno: il trattamento va iniziato con una dose di 3 milioni UI al giorno per via intramuscolare o sottocutanea. Tale dose va aumentata settimanalmente, in base alla tollerabilità individuale, fino a raggiungere 6-9 milioni UI al giorno. Dopo 3 mesi si può attuare una terapia di mantenimento con 6-9 milioni di unità somministrate 3 volte la settimana per un ulteriore periodo di 6 mesi.

Epatite cronica attiva B:

il miglior schema di trattamento non è stato tuttora stabilito. Il dosaggio è usualmente compreso tra 2,5 e 5 milioni UI/m2 di superficie corporea somministrati per via sottocutanea o intramuscolare tre volte la settimana per un periodo da quattro a sei mesi. Se i markers di replicazione virale o HBeAg non dovessero diminuire dopo un mese di terapia, la dose può essere aumentata. Il dosaggio può essere ulteriormente modificato in rapporto alla tollerabilità individuale. Se non sarà osservato alcun miglioramento dopo tre o quattro mesi di trattamento, dovrà essere presa in considerazione l’interruzione della terapia. Lo schema terapeutico sopra riportato è applicabile anche nei casi di Epatite B cronica Delta positiva. Epatite cronica C: la dose ottimale e la durata della terapia non sono tuttora stabilite. La dose indicata è di 3 milioni UI somministrata per via sottocutanea tre volte la settimana per un periodo massimo di sei mesi. La maggior parte dei pazienti che rispondono alla terapia mostrano un miglioramento dei livelli di transaminasi entro 16 settimane. Nei pazienti che non rispondono dopo 16 settimane di trattamento, dovrà essere presa in considerazione l’interruzione della terapia con interferone alfa. L’esperienza relativa in materia di ripetizione del trattamento è limitata. Nella terapia combinata con ribavirina, la dose raccomandata di interferone alfa è di 3 milioni UI somministrata per via sottocutanea tre volte alla settimana. Ribavirina capsule da 200 mg va somministrata per via orale alla dose giornaliera di 1000-1200 mg suddivisa in due dosi da assumere con il cibo, mattina e sera. Quando interferone alfa è usato in associazione, la terapia combinata va continuata per almeno 6 mesi. Nei pazienti mai trattati in precedenza, con genotipo 1 ed elevata carica virale basale, la terapia combinata deve essere prolungata fino a 12 mesi nei pazienti che evidenzino una negativizzazione della viremia (HCV-RNA) a 6 mesi. Condilomatosi acuminata: il trattamento può essere effettuato sia per via generale (sottocutanea o intramuscolare) che intralesionale. In determinati casi, soprattutto per lesioni numerose ed estese, può essere opportuno associare le due modalità di somministrazione. Per il trattamento intralesionale si introduce con un ago sottile una dose compresa, a seconda delle dimensioni della lesione, tra 0,1 e 1 milione di UI alla base di ciascuna lesione, valutando il numero di lesioni da trattare in modo che la dose totale somministrata in una singola seduta non sia superiore a 3 milioni UI. Ciascun ciclo di trattamento richiede 3 somministrazioni alla settimana per almeno 3 settimane. Il miglioramento si verifica generalmente a distanza di 4-6 settimane dall’inizio del primo ciclo di trattamento. In alcuni casi può essere utile praticare un secondo ciclo di trattamento utilizzando gli stessi dosaggi.

Variazione degli schemi posologici proposti

Nel caso insorgano gravi effetti collaterali gli schemi posologici devono essere modificati o il trattamento deve essere temporaneamente sospeso.

Preparazione della soluzione di interferone alfa per uso perfusionale

Il quantitativo di interferone alfa previsto dallo schema posologico deve essere aggiunto a 50 ml di soluzione fisiologica e somministrato per perfusione lenta in 30-60 minuti. Non devono essere usate soluzioni di destrosio al 5%. Nessun altro farmaco deve essere aggiunto al liquido di perfusione contenente interferone alfa. Le iniezioni intramuscolari vanno praticate nella regione glutea o deltoidea, alternando successivamente le sedi di inoculazione.

Tabella

Specialità medicinale Composizione Ricetta Classe SSN
Alfaferone 1 f 1000000 UI 1ml (Alfa Wassermann9) Interferone Alfa N3 RRL A
Alfaferone 1 f 6000000 UI 1ml (Alfa Wassermann9) Interferone Alfa N3 RRL A
Alfaferone 1 f 3000000 UI 1ml (Alfa Wassermann9) Interferone Alfa N3 RRL A

 

 

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