Categoria I: prostatite acuta (batterica)

Terapia

Gli antibiotici rappresentano il trattamento di prima linea nella prostatite acuta (Cat I). Deve essere utilizzato un antibiotico verso cui il batterio sia sensibile,scelto a seguito di antibiogramma. Le penicilline ad ampio spettro e le cefalosporine di III generazione rappresentano generalmente la prima scelta terapeutica empirica che può essere modificata, dopo un miglioramento iniziale, con fluorochinoloni per un tempo compreso tra due e tre settimane. Alcuni antibiotici presentano uno scarso indice di penetrazione nella capsula prostatica e altri penetrano bene,ma occorre sempre avere un antibiogramma specifico. Pazienti gravemente ammalati possono necessitare dell’ospedalizzazione,mentre di norma i pazienti in condizione di salute accettabile possono essere curati restando a casa nel letto,utilizzando analgesici ed avendo cura di mantenere una buona idratazione.

Categoria II: prostatite cronica batterica

TERAPIA

La terapia richiede cicli prolungati di antibiotici con alta penetrabilità della ghiandola prostatica (β-lactami e nitrofurantoina sono inefficaci). Tali antibiotici includonochinoloni,sulfamidi,macrolidi.Infezioni persistenti possono beneficiare di un miglioramento sintomatologico nell’80% dei pazienti grazie all’utilizzo di alfa-bloccanti (tamsulosina,alfuzosina). L’avvento di nuove molecole antibiotiche appartenenti alla famiglia dei chinolonici di ultima generazione, come la moxifloxacina e la plurifloxacina, ha migliorato la prognosi delle prostatiti croniche. La moxifloxacina diffonde molto bene nel tessuto prostatico ed è caratterizzata da una bassissima mic. La plurifloxacina è molto attiva nei confronti della Chlamydia T (Due cicli di quattordici giorni ciascuno a distanza di dieci giorni l’uno dall’altro). SI stanno sperimentando protocolli terapeutici che impiegano entrambi questi farmaci in sequenza con risultati incoraggianti. In presenza di enterobatteri, in combinazione alla terapia antibiotica è molto utile la somministrazione di enterovaccini (es. Symbio flor 1, Symbio flor 2 ed altri contenenti lisati batterici come Enterococchi ed Escherichia coli) che stimolerebbero il sistema immunitario riducendo la frequenza delle ricadute,e la somministrazione di integratori alimentari a base di: L-Arginina, Carnitina, Acetilcarnitina, Ginseng per migliorare la spermiogenesi (Fertimev). L’unione di massaggi prostatici e cicli di antibiotici è stata proposta in passato come benefica (Manila Protocol). Questa pratica non è esente da rischi. ed in un recente studio non è risultata essere superiore ai soli antibiotici.

Categoria III: CPPS,mioneuropatia pelvica

TERAPIA

Trattamento fisico e psicologico

Per la prostatite abatterica (categoria III), detta anche CPPS o mioneuropatia pelvica, che rappresenta la maggioranza dei soggetti con diagnosi da “prostatite” un trattamento chiamato protocollo Stanford, sviluppato nel 1996 dal professore di urologia Rodney Anderson e dallo psicologo David Wise della Stanford University,è stato pubblicato nel 2005. Il protocollo consiste nella combinazione di una “terapia psicologica” (la paradoxical relaxation, che è un adattamento specifico alla CPPS di una tecnica di rilassamento progressivo sviluppato da Edmund Jacobson durante il XX secolo), fisioterapia (basata sull’individuazione di trigger point all’interno del pavimento pelvico e sulla parete addominale) ed esercizi di stretching che aiutano ad ottenere un maggiore rilassamento del pavimento pelvico. Nonostante questi studi appaiano estremamente incoraggianti, sono attese prove definitive sull’efficacia del protocollo a seguito di un importante studio casualizzato in doppio cieco che presenta non poche difficoltà quando si tratta di verificare l’efficacia di terapie fisioterapiche rispetto a quelle farmacologiche. Secondo questo approccio la CPPS potrebbe avere come sua unica causa iniziale l’ansia, vissuta in maniera compulsiva. È stato teorizzato che lo stress abbia la capacità, in alcuni soggetti predisposti, di sensibilizzare la zona pelvica conducendo ad un circolo vizioso di tensione muscolare che aumenta con un meccanismo di feedback neurologico (neural wind-up). L’attuale protocollo si focalizza sul rilassamento dei muscoli pelvici ed anali (che solitamente presentano dei trigger points) attraverso sedute fisioterapiche interne (per via anale) e massaggi esterni, oltre a tecniche di rilassamento progressivo che hanno l’obiettivo di interrompere l’abitudine di focalizzare l’ansia e lo stress sulla muscolatura pelvica. Le tecniche di biofeedback che re-insegnano come controllare la muscolatura pelvica possono essere utili in caso di CPPS. L’esercizio aerobico può aiutare coloro i quali non soffrono della sindrome della fatica cronica e/o non accusano un peggioramento dei sintomi con l’esercizio fisico.

Terapia farmacologica

C’è una lunga lista di farmaci adottati per trattare questa sindrome. Alfa bloccanti (tamsulosina, alfuzosina) sembrano avere un leggero effetto migliorativo sulla sintomatologia ostruttiva in soggetti affetti da CPPS; la durata della terapia, per avere un certo grado di efficacia deve essere almeno di tre mesi. La quercitina ha mostrato la sua efficacia in uno studio randomizzato, in doppio cieco e con il controllo del placebo, con l’assunzione di 500 mg due volte al giorno per 4 settimane. Successivi studi hanno mostrato che la quercitina è un inibitore dei mastociti, riduce l’infiammazione e lo stress ossidativo nella prostata. Anche l’estratto di polline (Cernilton) ha dimostrato la sua efficacia in uno studio controllato. Terapie comunemente usate che non sono state valutate in maniera appropriata in studi clinici sono le modificazioni della dieta, gabapentin e amitriptilina. Altre terapie sono risultate inefficaci in studi controllati: levaquin (antibiotico),alfa bloccanti per un periodo inferiore alle 6 settimane e l’ablazione della prostata per via transuretrale (TUNA). Almeno uno studio suggerisce che l’approccio multimodale (rivolto a differenti obiettivi come l’infiammazione e la disfunzione muscolare simultaneamente) è migliore di una singola terapia in un’analisi di lungo periodo.

Categoria IV: prostatite asintomatica

TERAPIA

Non è necessario alcun trattamento,nonostante ciò viene adottata una terapia standard per soggetti affetti da infertilità e dalla prostatite asintomatica,tale terapia si basa sull’assunzione di antibiotici e/o antinfiammatori nonostante l’evidenza di una loro efficacia sia debole. Siccome i “segnali” di una prostatite asintomatica possono qualche volta essere scambiati per un cancro della prostata può risultare utile l’analisi del rapporto fra PSA libero e totale. Il risultato di questo semplice test ha mostrato, in uno studio, una significativa differenza fra una neoplasia e la categoria IV delle prostatiti.

Problemi legati alla prostatite

  • Disturbi di minzione (disuria,nicturia,pollachiuria,stranguria)
  • Disturbi di erezione
  • Disturbi di eiaculazione (possibile dolore,eiaculazione precoce)
  • Infertilità

TERAPIA FARMACOLOGICA

Il trattamento dipende dal tipo di prostatite.

Prostatite cronica/sindrome del dolore pelvico cronico

Nel caso della prostatite cronica/sindrome del dolore pelvico cronico, lo scopo del trattamento è la riduzione del dolore, del fastidio e dell’infiammazione. I sintomi sono variegati e nessun singolo trattamento funziona sempre. Benché gli antibiotici non aiutino a trattare una prostatite non batterica, l’urologo li può prescrivere, soprattutto inizialmente, fino ad escludere totalmente un’infezione batterica. L’urologo potrà prescrivere altri farmaci:

  • silodosina (Urorec®)
  • inibitori della 5-alfa reduttasi, come finasteride (Proscar®) e dutasteride (Avodart®)
  • farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), come aspirina, ibuprofene, …
  • glicosaminoglicani, come la condroitina solfato
  • rilassanti muscolari, come ciclobenzaprina (Flexiban®) e clonazepam (Rivotril®)
  • neuromodulatori come amitriptilina, nortriptilina (Larozyl®) e pregabalina (Lyrica®) Prostatite batterica acuta
  • L’urologo tratta la prostatite batterica acuta con antibiotici. Gli antibiotici prescritti potranno dipendere dal tipo di batterio responsabile dell’infezione. L’urologo di solito prescrive antibiotici orali per almeno due settimane. L’infezione può recidivare, quindi alcuni urologi raccomandano l’assunzione degli antibiotici orali per 6 – 8 settimane. Casi gravi di prostatite acuta possono richiedere brevi ospedalizzazioni per poter somministrare liquidi e antibiotici per via endovenosa (EV). Dopo un trattamento EV, il paziente dovrà proseguire gli antibiotici per bocca per 2 – 4 settimane. La maggior parte dei casi di prostatite batterica acuta guarisce completamente con i farmaci e piccoli cambiamenti della dieta. L’urologo può raccomandare di:
  • Sarà importante discutere con il proprio medico l’impiego di terapie alternative e complementari, inclusi gli integratori alimentari, in modo da garantirsi cure coordinate e sicure. Assistenza psicologica e riduzione dello stress possono diminuire la ricorrenza dei sintomi nei soggetti in cui questi sono influenzati da fattori psicologici.
  • evitare o ridurre l’assunzione di sostanze che irritano la vescica, come gli alcolici, le bevande contenenti caffeina e i cibi acidi e speziati;
  • aumentare l’assunzione di liquidi (2-3.5 litri al giorno) per urinare spesso e aiutare così ad eliminare i batteri dalla vescica.L’urologo tratta la prostatite batterica cronica con antibiotici, ma il trattamento richiede una terapia di lunga durata. L’urologo potrà prescrivere una dose bassa di antibiotici anche per 6 mesi per prevenire infezioni ricorrenti. Lo specialista può anche prescrivere un antibiotico differente o una combinazione di antibiotici se l’infezione continua a recidivare. Può infine raccomandare di aumentare l’introito di liquidi e di eliminare o ridurre l’assunzione di sostanze irritanti per la vescica.L’urologo può usare alfa-bloccanti impiegati nella prostatite cronica/sindrome del dolore pelvico cronico per trattare la ritenzione urinaria causata dalla prostatite batterica cronica. Questi farmaci aiutano i muscoli della vescica a rilassarsi vicino alla prostata e riducono i sintomi quali la minzione dolorosa. Può essere necessario un intervento chirurgico per trattare la ritenzione urinaria causata dalla prostatite batterica cronica. La rimozione chirurgica di tessuto cicatriziale dall’uretra spesso migliora il flusso di urina e riduce la ritenzione urinaria.
  • Prostatite batterica cronica

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